Bias cognitivi: quali sono, esempi e se l'intelligenza protegge

I bias cognitivi sono errori sistematici di giudizio: pendono in una direzione prevedibile invece di distribuirsi a caso. La parola che conta è sistematici. Sbagliare una volta è un errore; sbagliare nella stessa direzione, in modo affidabile, su migliaia di persone, è un bias. L'idea nasce dalla ricerca su come si giudica ciò che non si può calcolare.

In italiano «bias» e «distorsione» sono la stessa parola. Nella ricerca no.

Vale la pena partire da qui, perché in Italia la confusione è incorporata nel vocabolario. Wikipedia in italiano apre la voce dicendo che il bias cognitivo è anche detto distorsione cognitiva, e la scheda che Google mostra accanto ai risultati ripete la stessa equivalenza. Nella letteratura scientifica le due cose sono distinte:

  • Il bias cognitivo è una inclinazione prevedibile del giudizio umano in generale. Descrive come ragionano tutti, non un difetto di qualcuno.
  • La distorsione cognitiva, nel senso della terapia cognitivo-comportamentale, è uno schema di pensiero negativo ricorrente — il pensiero tutto-o-niente, la catastrofizzazione — su cui si lavora con un professionista.

Sono due letterature, due misure e due finalità diverse. Questa pagina parla della prima.

Da dove viene l'idea

Nel 1974 Amos Tversky e Daniel Kahneman pubblicano su Science l'articolo Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases. La tesi: davanti a una quantità incerta non calcoliamo una probabilità, usiamo un piccolo numero di scorciatoie mentali — euristiche. Le scorciatoie di solito funzionano, e gli errori che producono sono abbastanza regolari da poter essere previsti. È quella prevedibilità ad aver trasformato un elenco di curiosità in un programma di ricerca.

I bias cognitivi più cercati, con esempi

Non esiste un numero condiviso: gli articoli divulgativi ne elencano una dozzina, i repertori superano il centinaio, soprattutto perché la stessa tendenza prende nomi diversi in discipline diverse.

BiasChe cos'èUn esempio quotidiano
Bias di confermaCercare e ricordare le prove che confermano ciò che si pensa giàLeggere la recensione che dà ragione alla propria scelta e scorrere le altre tre
AncoraggioFarsi tirare verso il primo numero incontratoUn prezzo di partenza alto che fa sembrare un affare uno sconto piccolo
Euristica della disponibilitàStimare quanto è frequente qualcosa da quanto è facile ricordarne un casoSopravvalutare i rischi rari finiti da poco sui giornali
Senno di poiCredere, a cose fatte, che l'esito fosse ovvio«Si sapeva come sarebbe andata», detto da chi non l'aveva previsto
Punto cieco dei biasRiconoscere i bias negli altri più che in sé stessiConcordare che gli automobilisti si sopravvalutano e ritenersi sopra la media

Il punto cieco merita una riga in più, perché è quello che rende difficili da correggere tutti gli altri. In tre indagini riportate da Emily Pronin, Daniel Lin e Lee Ross nel 2002, le persone si giudicavano meno soggette ai bias rispetto all'americano medio, ai propri compagni di corso e ai passeggeri incontrati in aeroporto. In uno studio successivo, chi aveva mostrato l'effetto continuava a sostenere che la propria autovalutazione era accurata e obiettiva anche dopo aver letto in che modo poteva esserne stato influenzato.

Un caso particolare ha una pagina sua, perché la versione famosa non coincide con quella dello studio originale: l'effetto Dunning-Kruger.

Un QI alto protegge dai bias?

È la domanda che un sito sull'intelligenza deve affrontare, e la risposta onesta è: molto meno di quanto sembri.

La prova più diretta è un articolo del 2012 di Richard West, Russell Meserve e Keith Stanovich sul Journal of Personality and Social Psychology, il cui titolo contiene già il risultato: «Cognitive sophistication does not attenuate the bias blind spot». Andare meglio nei compiti di ragionamento non aiutava a vedere i propri bias.

Dal lato della misurazione si arriva allo stesso punto. Quando Irene Scopelliti, Carey Morewedge e colleghi hanno costruito e validato nel 2015 una scala per il punto cieco dei bias, hanno riportato che risultava distinta dalle misure di intelligenza, di capacità decisionale e dai tratti di personalità legati all'autostima: una caratteristica a sé, non un sottoprodotto dell'essere meno capaci. Chi otteneva punteggi più alti sulla scala tendeva a ignorare i consigli degli altri.

Stanovich e West avevano formulato la versione generale di questa tesi nel 2008, in un articolo intitolato On the relative independence of thinking biases and cognitive ability. Se le due cose coincidessero, un test di intelligenza misurerebbe già la razionalità. Il nostro test misura il rendimento nel ragionamento: come funzionano i test del QI spiega che cosa quel numero copre e che cosa no.

Quanta di questa ricerca ha retto alle repliche?

È la parte che manca in tutte le pagine italiane su questo argomento. La risposta migliore viene da Many Labs 2, pubblicato nel 2018, che ha ripetuto 28 risultati classici e recenti con protocolli sottoposti a revisione preventiva, su 125 campioni, 15.305 partecipanti e 36 paesi.

  • 15 repliche su 28 (54%) hanno prodotto un effetto significativo nella stessa direzione dell'originale.
  • Gli effetti si sono ridotti: la dimensione mediana è passata da 0,60 negli studi originali a 0,15 nelle repliche; in 9 casi (32%) il segno era opposto a quello originale.
  • Un risultato debole non dipendeva da dove era stato misurato: le differenze fra contesti riguardavano soprattutto gli effetti più grandi; fra quelli risultati vicini a zero, uno solo variava in modo significativo da contesto a contesto — il che toglie forza alla scusa più comune, cioè che la replica sia stata fatta sulle persone sbagliate.

La posizione corretta non è quindi né «è tutto smentito» né «ecco i 12 bias che governano la tua vita». Qualche effetto regge ed è più piccolo di come viene raccontato; altri non hanno superato una verifica accurata. Lo stesso schema si ritrova altrove nella psicologia divulgativa: gli stili di apprendimento non hanno superato i test diretti, mentre il growth mindset è reale ma molto più debole della sua fama.

Si possono ridurre?

I primi tentativi di insegnare a evitarli funzionarono così male che i ricercatori passarono a ridisegnare le decisioni. Poi due esperimenti longitudinali riportati da Carey Morewedge e colleghi nel 2015 hanno mostrato che una sola sessione basta a spostare la misura: i partecipanti giocavano a un gioco al computer oppure guardavano un video didattico.

  • Subito dopo, i giochi riducevano il bias misurato di almeno 31,9% e i video di almeno 18,6%.
  • Ad almeno due mesi di distanza la riduzione era ancora presente: almeno 23,6% per i giochi e 19,2% per i video.
  • Il miglioramento era generale: compariva anche su problemi in contesti e formati che l'addestramento non aveva usato.

Abitudini che discendono dalla ricerca, non dalla manualistica motivazionale: scrivere la propria stima prima di sentire quella degli altri; chiedersi che cosa dovrebbe essere vero perché si stia sbagliando; annotare le previsioni con la data, perché il senno di poi si nutre del ricordo di ciò che si pensava; e dare per scontato che il punto cieco valga anche per sé.

Note su ambito e affidabilità

Questa pagina ha finalità divulgative. Riassume ricerche pubblicate sul giudizio e sulle decisioni e non è una consulenza psicologica, medica o finanziaria, né una diagnosi. Se la domanda riguarda pensieri negativi ricorrenti, si tratta della distorsione cognitiva in senso clinico e vale la pena parlarne con un professionista qualificato.

Il nostro test del QI misura il rendimento nel ragionamento. Non misura i bias, la razionalità o la consapevolezza di sé.

IQ Revealed non è affiliata, sostenuta o collegata all'American Psychological Association, all'American Association for the Advancement of Science, all'Institute for Operations Research and the Management Sciences, a SAGE Publishing, a Wikimedia Foundation, né ad alcuna delle università, riviste o ricercatori citati in questa pagina. Sono citati perché ogni affermazione possa essere ricondotta al lavoro che l'ha prodotta.

Domande frequenti sui bias cognitivi

Che cosa sono i bias cognitivi?

Sono errori sistematici di giudizio: sbagli che vanno in una direzione prevedibile invece di distribuirsi a caso. La parola chiave è «sistematici». Sbagliare una volta è un errore; sbagliare nella stessa direzione, in modo affidabile, su migliaia di persone, è un bias. L'idea nasce da un articolo del 1974 di Amos Tversky e Daniel Kahneman su Science.

Bias cognitivo e distorsione cognitiva sono la stessa cosa?

In italiano i due termini vengono usati come sinonimi, ma nella ricerca indicano due cose diverse. Il bias cognitivo è una caratteristica normale del giudizio umano, studiata da chi si occupa di decisioni. La distorsione cognitiva, nel senso della terapia cognitivo-comportamentale, è uno schema di pensiero negativo abituale su cui si lavora con un terapeuta. Questa pagina parla della prima.

Quali sono i bias cognitivi più comuni?

Quelli cercati più spesso sono il bias di conferma (notare solo le prove che confermano ciò che già si pensa), l'ancoraggio (farsi condizionare dal primo numero sentito), l'euristica della disponibilità (giudicare quanto è frequente qualcosa da quanto facilmente viene in mente un esempio), il bias del senno di poi e il punto cieco dei bias: vedere i bias negli altri più che in sé stessi.

Avere un QI alto protegge dai bias cognitivi?

Molto meno di quanto si creda. Uno studio del 2012 di Richard West, Russell Meserve e Keith Stanovich si intitola, senza giri di parole, «Cognitive sophistication does not attenuate the bias blind spot»: essere più bravi nei compiti di ragionamento non rendeva le persone più capaci di vedere i propri bias. Una scala del 2015 per il punto cieco dei bias è risultata statisticamente distinta dalle misure di intelligenza.

Quanta di questa ricerca è stata replicata?

Una parte. Il progetto Many Labs 2 ha ripetuto 28 risultati classici della psicologia su 125 campioni, 15.305 partecipanti e 36 paesi: 15 repliche (54%) hanno prodotto un effetto significativo nella stessa direzione dell'originale, e la dimensione mediana dell'effetto è scesa da 0,60 negli studi originali a 0,15 nelle repliche.

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Il nostro test del QI è gratuito e dura circa 25 minuti. Il report completo — punteggio, percentile e rendimento per area di ragionamento — è riservato agli abbonati.

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