Stili di apprendimento: i quattro tipi e che cosa dicono le prove
Gli stili di apprendimento esistono come preferenza, non come ricetta didattica. I quattro più citati sono visivo, uditivo, lettura/scrittura e cinestesico. Sapere quale si preferisce è utile per riflettere sul proprio studio; ciò che gli esperimenti continuano a smentire è che insegnare in quel formato faccia imparare di più.
I quattro stili (modello VARK)
| Stile | Formato preferito | Come si riconosce |
|---|---|---|
| Visivo | Schemi, mappe, grafici | «Fammi vedere uno schema» |
| Uditivo | Lezione, discussione, spiegare ad alta voce | «Spiegamelo a voce» |
| Lettura/scrittura | Testi, appunti, elenchi | «Passami la dispensa» |
| Cinestesico | Esempi concreti, pratica, esercizio | «Fammelo provare» |
Il questionario originale di Fleming e Mills (1992) era presentato come un «catalizzatore di riflessione», non come una diagnosi: chi lo compila risulta quasi sempre multimodale.
Il modello di Kolb, e gli stili cognitivi
Nei corsi di formazione italiani compare spesso anche il modello di David Kolb, che descrive un ciclo — esperienza concreta, osservazione riflessiva, concettualizzazione astratta, sperimentazione attiva — e quattro stili come posizioni nel ciclo (divergente, assimilatore, convergente, accomodatore). La psicologia parla invece di stili cognitivi: modi abituali di elaborare l'informazione, per esempio analitico contro globale. Sono vocabolari diversi, e nessuno dei due ha dimostrato di dire a un docente come insegnare a una persona specifica.
Che cosa succede quando l'ipotesi viene messa alla prova
L'ipotesi in discussione è quella di corrispondenza: «l'istruzione funziona meglio se erogata nel formato che corrisponde alle preferenze di chi apprende» . Nel 2008 Pashler e colleghi osservarono la «grande influenza nel campo educativo» dell'idea e l'«industria fiorente» di test e corsi costruita su di essa, concludendo che una verifica credibile richiede un disegno sperimentale molto preciso, quasi mai usato.
Rogowsky, Calhoun e Tallal lo usarono nel 2015: stesso testo in audiolibro o in e-text, dopo aver rilevato la preferenza. Nessuna differenza statisticamente significativa, né subito né dopo due settimane. Husmann e O'Loughlin seguirono nel 2019 426 studenti di anatomia: la maggior parte non studiava nemmeno come suggeriva il proprio risultato VARK, e chi lo faceva non otteneva un voto migliore.
Perché quasi tutti ci credono
Newton e Salvi hanno riunito nel 2020 37 studi su 15.405 insegnanti di 18 paesi: 89,1 % riteneva efficace adattare la didattica agli stili, e tra gli insegnanti in formazione la quota saliva al 95,4 %. Nessun segno di calo negli anni.
Che cosa fare invece
- Autoverifica — recuperare dalla memoria (schede, prove d'esame, libro chiuso e scrivere) invece di rileggere.
- Pratica distribuita — lo stesso tempo di studio diviso su più giorni invece che concentrato.
Sono le due tecniche che Dunlosky e colleghi (2013) hanno valutato al livello più alto perché «giovano a studenti di età e capacità diverse» su molti tipi di prova. Resta valida una sola versione della domanda sul formato: adattare il formato alla materia, non alla persona.
Stili, tipi di intelligenza e QI
Sono affermazioni diverse. Lo stile è una preferenza di formato; i tipi di intelligenza riguardano le capacità; un test del QI misura qualcosa di più stretto di entrambi e restituisce un numero sulla scala del QI. Nessuna delle tre dice come dovresti essere istruito.
Limiti di questa pagina
Questa pagina è divulgativa: non fornisce diagnosi né orientamento scolastico individuale e non giudica singoli studenti o docenti.
IQ Revealed non è affiliata né sostenuta da VARK Learn Limited, Neil Fleming, David Kolb o dagli editori dei questionari citati. Sono nominati perché ogni affermazione resti verificabile alla fonte. Le frasi tra virgolette provengono dagli abstract pubblicati degli studi citati.
Domande frequenti sugli stili di apprendimento
Quali sono i quattro stili di apprendimento?
Visivo, uditivo, lettura/scrittura e cinestesico: è la classificazione VARK, dal questionario di Neil Fleming e Coleen Mills (1992). Sono categorie di formato preferito, non quattro tipi di cervello, e la maggior parte di chi compila il questionario risulta multimodale, cioè una combinazione.
Gli stili di apprendimento esistono davvero?
Le preferenze esistono; la promessa didattica no. Ciò che non regge alla verifica è l'ipotesi di corrispondenza (meshing hypothesis): che insegnare nel formato preferito faccia imparare di più. Pashler, McDaniel, Rohrer e Bjork la esaminarono nel 2008 per Psychological Science in the Public Interest e giudicarono le prove insufficienti; gli esperimenti ben disegnati successivi hanno dato lo stesso esito.
Stili di apprendimento e stili cognitivi sono la stessa cosa?
No, anche se in Italia i due termini si sovrappongono spesso. Gli stili cognitivi descrivono modi abituali di elaborare l'informazione (per esempio analitico contro globale); gli stili di apprendimento, nell'uso comune, indicano il formato in cui si preferisce ricevere i contenuti. Il problema di prove riguarda soprattutto il secondo, quando viene usato per decidere come insegnare.
Allora cosa funziona per studiare?
Le tecniche con le prove migliori non riguardano il formato. Dunlosky e colleghi hanno valutato dieci tecniche di studio nel 2013 e ne hanno promosse due con la valutazione più alta: l'autoverifica (recuperare i contenuti dalla memoria invece di rileggerli) e la pratica distribuita (distribuire lo studio su più giorni). Sottolineare e rileggere, le più usate, sono risultate poco utili.
Meglio misurare che catalogare?
Il nostro test del QI è gratuito e richiede circa 25 minuti. Il report completo — punteggio, percentile e rendimento per area di ragionamento — è incluso nell'abbonamento.
Inizia il test del QI