Teoria della mente: cos’è, il test di Sally e Anne e quando si sviluppa
La teoria della mente è la capacità di capire che le altre persone hanno credenze, desideri, intenzioni ed emozioni propri, che possono essere diversi dai nostri e perfino dai fatti. È ciò che ci permette di prevedere che un’amica cercherà le chiavi dove le aveva lasciate, non dove qualcuno le ha spostate mentre era fuori. I bambini superano di solito il test classico tra i tre e i cinque anni; negli adulti si usano prove più difficili, che in parte si sovrappongono alle abilità verbali.
Che cosa significa
I pensieri altrui non si osservano direttamente: li ricaviamo da ciò che le persone dicono, fanno e hanno potuto vedere. Funziona come una teoria, che spiega il comportamento (“cerca nel cassetto perché crede che le chiavi siano lì”) e lo prevede. L’espressione nasce da un articolo del 1978 dei primatologi David Premack e Guy Woodruff, che si chiedevano se lo scimpanzé avesse una teoria della mente.
Si distingue spesso una componente cognitiva (che cosa l’altro sa, crede, intende) e una affettiva (che cosa prova). Si sovrappone all’empatia ma non coincide con essa. Vedi anche l’intelligenza interpersonale e la metacognizione, lo stesso tipo di pensiero rivolto alla propria mente.
Il compito di falsa credenza
Nel 1983 Heinz Wimmer e Josef Perner proposero di verificare se un bambino sa prevedere il comportamento di qualcuno la cui credenza è sbagliata. Nella versione più nota, il test di Sally e Anne (1985):
- Sally mette la biglia nel cestino ed esce dalla stanza.
- Anne sposta la biglia nella propria scatola.
- Sally torna. Dove cercherà la biglia?
“Nella scatola” indica solo dove si trova davvero la biglia. “Nel cestino” mostra che il bambino capisce la falsa credenza di Sally.
Quando si sviluppa
Henry Wellman e colleghi hanno analizzato 178 studi: negli anni prescolari i bambini passano da risultati sotto il livello del caso a risultati sopra, in modo coerente tra paesi e versioni del compito. Con 75 bambini, Wellman e David Liu hanno mostrato una sequenza stabile: prima si capisce che le persone desiderano cose diverse, poi che credono cose diverse, poi che chi non ha visto non sa, poi la falsa credenza e infine che si può provare un’emozione e mostrarne un’altra. Studi sullo sguardo in bambini di 15 mesi (Onishi e Baillargeon, 2005) suggeriscono precursori ancora più precoci. Per il quadro generale, vedi gli stadi di Piaget.
La ricerca italiana: si può allenare?
A Milano l’Unità di Ricerca sulla Teoria della Mente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore lavora proprio su questo. In uno studio pilota randomizzato pubblicato nel 2023 su Frontiers in Psychology, d’Arma e colleghi hanno proposto a persone con sclerosi multipla un training basato su spezzoni di film, brani letterari e voci registrate, assegnando i partecipanti a caso al training o a un gruppo di controllo: gli autori riportano miglioramenti al test degli occhi e a un compito di falsa credenza di secondo ordine. Si trattava però di soli 13 partecipanti, quindi è un primo segnale, non una prova.
Sul fronte della lettura, uno studio su Science (2013) sosteneva che leggere narrativa letteraria migliorasse subito la teoria della mente; una replica di tre gruppi indipendenti con 792 partecipanti non ha trovato alcun vantaggio.
Teoria della mente e QI
Negli adulti si usa spesso il test “Reading the Mind in the Eyes”: si guarda solo la zona degli occhi di un volto e si sceglie tra quattro parole lo stato mentale più adatto. Una meta-analisi di 18 studi (Peñuelas-Calvo e colleghi, 2019) ha trovato che nei gruppi di controllo i punteggi dipendevano dal QI totale, dal QI verbale e dall’età: scegliere tra “pensieroso” e “sospettoso” richiede un ampio lessico emotivo. Ne parliamo anche in QE vs QI.
Teoria della mente e autismo
Lo studio del 1985 ipotizzava che ai bambini autistici mancasse una teoria della mente. Oggi l’idea è fortemente contestata: Gernsbacher e Yergeau (2019) documentano risultati non replicati e compiti che non si correlano tra loro né con l’interazione sociale reale. Il “problema della doppia empatia” di Damian Milton descrive le incomprensioni tra persone autistiche e non autistiche come reciproche. Le domande su una persona specifica spettano a un professionista che l’abbia valutata.
Note su questa pagina
Questa pagina riassume la ricerca pubblicata a scopo informativo e non valuta alcuna persona. Il test di IQ Revealed è un test di ragionamento online di 40 item originali per adulti dai 18 anni in su: non misura la teoria della mente, non può diagnosticare né escludere l’autismo o altre condizioni e non è una valutazione clinica. IQ Revealed non è affiliato all’Autism Research Centre, agli autori dei test citati, all’Università Cattolica del Sacro Cuore né ai ricercatori, studi e riviste menzionati; i nomi dei test servono solo a identificarli.
Domande frequenti sulla teoria della mente
Che cos’è la teoria della mente?
La teoria della mente è la capacità di capire che gli altri hanno credenze, desideri, intenzioni ed emozioni propri, che possono essere diversi dai nostri e perfino dalla realtà, e di usare questa comprensione per spiegare e prevedere il loro comportamento. Si parla di “teoria” perché la mente altrui non si vede: la si deduce.
A che età si sviluppa la teoria della mente?
Nei classici compiti di falsa credenza la maggior parte dei bambini di tre anni sbaglia e la maggior parte di quelli di cinque risponde correttamente. Una meta-analisi di 178 studi ha trovato questo passaggio negli anni della scuola dell’infanzia, in tutti i paesi e le versioni del compito considerati.
Che cos’è il test di Sally e Anne?
È un compito di falsa credenza: Sally mette una biglia nel suo cestino ed esce; Anne la sposta nella sua scatola. Dove cercherà Sally al suo ritorno? Chi risponde “nel cestino” capisce che Sally ha una credenza falsa e agirà in base a essa. Il compito è legato a uno studio del 1985 di Simon Baron-Cohen, Alan Leslie e Uta Frith.
Le persone autistiche non hanno una teoria della mente?
È un’affermazione molto diffusa dagli anni Ottanta, oggi fortemente contestata. Una rassegna del 2019 di Morton Ann Gernsbacher e Melanie Yergeau conclude che i dati non mostrano un deficit specifico o universale delle persone autistiche in questi compiti e definisce l’affermazione empiricamente discutibile e dannosa.
La teoria della mente è legata al QI?
In parte. Una meta-analisi di 18 studi (2019) ha trovato che, nei gruppi di controllo, i risultati al test “Reading the Mind in the Eyes” dipendevano dal QI totale, dal QI verbale e dall’età. Molti di questi test usano parole, quindi misurano in parte anche il vocabolario.
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