Attention span: che cosa si misura davvero e il mito degli otto secondi

L’attention span è quanto si resta su una cosa prima che il fuoco si sposti — e un numero unico misurato non esiste, men che mai i celebri otto secondi. Dietro quella cifra non c’è ricerca. Ciò che si misura davvero è più ristretto e più utile: con quale frequenza si cambia, come si deteriora la capacità di individuare segnali in una sorveglianza prolungata, e quanto di tutto questo dipenda dall’ambiente anziché dalla mente.

In Italia si cerca il termine inglese — ma non solo

È il primo dato utile e decide come è scritta questa pagina. In Italia «attention span» registra 480 ricerche al mese contro le 140 di «soglia di attenzione»: circa tre volte e mezzo. Seguono «capacità di concentrazione» (30) e «capacità di attenzione» (20), mentre «tempo di attenzione» e «durata attenzione» non restituiscono volume misurabile.

Il margine italiano è però il più stretto fra i mercati romanzi, e «soglia di attenzione» resta l’unica espressione nazionale con un volume apprezzabile: chi arriva da lì cerca la stessa cosa. Sui diciassette mercati in cui esce questa pagina, l’inglese guida in quindici; solo tedesco e neerlandese mantengono in testa un composto proprio.

Gli otto secondi e lo studio introvabile

L’affermazione è nota: l’attenzione umana sarebbe scesa a circa otto secondi, meno dei nove di un pesce rosso. Si è diffusa attraverso i media popolari e materiali di marketing anziché attraverso la ricerca, e da nessuna parte viene citato uno studio sottoposto a revisione paritaria a sostegno. I ricercatori del Centre for Attention Studies del King’s College London la definiscono solidamente smentita.

La parte interessante è quanto bene abbia resistito alla smentita. In un’indagine su 2.093 adulti britannici nel settembre 2021:

  • 50 % riteneva veri gli otto secondi.
  • 25 % sapeva che è falso.
  • 49 % percepiva la propria attenzione più breve di un tempo.
  • 66 % giudicava peggiore quella dei giovani — compreso il 58 % dei 18-34enni, sulla propria generazione.

Che una cifra perentoria superi una prudente è di per sé un fenomeno studiato: i bias cognitivi.

Ciò che si misura davvero: il passaggio, non la capacità

Il numero che meriterebbe l’attenzione riservata agli otto secondi è 47 secondi, e significa qualcosa di preciso. Viene dalla ricerca osservativa di Gloria Mark sull’uso del computer: non ciò che le persone dichiarano, ma ciò che fanno. Il tempo medio su uno schermo prima di cambiare era di circa due minuti e mezzo nel 2004 e di circa 47 secondi negli ultimi anni.

Letto con attenzione, non afferma che la concentrazione umana si sia degradata: misura un comportamento in un ambiente costruito per interrompere. Il precedente lavoro sperimentale di Mark con Daniela Gudith e Ulrich Klocke porta un titolo eloquente — The cost of interrupted work: more speed and stress: il lavoro interrotto viene finito prima, e il prezzo si paga in tensione anziché in tempo.

Il pesce rosso non regge il confronto

La metà animale dell’affermazione non è meglio sostenuta di quella umana: nemmeno i nove secondi del pesce rosso poggiano su uno studio. E contrasta con quanto riporta la ricerca sulla cognizione dei pesci, un campo reale che Culum Brown ha passato in rassegna su Animal Cognition con il titolo Fish intelligence, sentience and ethics.

L’esempio più netto è un esperimento del 2022 dell’Università Ben-Gurion del Negev pubblicato su Behavioural Brain Research: Shachar Givon e colleghi hanno addestrato pesci rossi a guidare un veicolo — una vasca d’acqua su ruote che reagiva ai movimenti del pesce — e a condurlo sulla terraferma verso un bersaglio visibile. Un animale che può imparare questo non è un animale la cui memoria si esaurisce in nove secondi.

La regola dei dieci minuti è stata verificata e non ha retto

L’affermazione più citata in ambito didattico vuole che l’attenzione crolli dopo dieci-quindici minuti di lezione. Karen Wilson e James Korn ne hanno esaminato le prove nel 2007 su Teaching of Psychology — studi sugli appunti, osservazioni durante le lezioni, autovalutazioni e misure fisiologiche — riportando che la ricerca su cui si basa quella stima offre scarso sostegno alla convinzione che l’attenzione cali dopo 10-15 minuti. La seconda conclusione conta altrettanto: la maggior parte degli studi non teneva conto delle differenze individuali.

Diane Bunce, Elizabeth Flens e Kelly Neiles hanno poi affrontato la stessa domanda misurando, con telecomandi d’aula con cui gli studenti segnalavano i propri cali durante lezioni reali — How Long Can Students Pay Attention in Class? sul Journal of Chemical Education. Il quadro non è un dirupo netto a dieci minuti ma cali distribuiti lungo la sessione.

Vigilanza: il risultato più antico e più solido

Un calo reale e replicato nel tempo esiste, ed è molto anteriore a internet. Nel 1948 Norman Mackworth pubblicò The Breakdown of Vigilance during Prolonged Visual Search sul Quarterly Journal of Experimental Psychology, nato dal problema bellico degli operatori radar che perdevano segnali durante turni lunghi. È la versione onesta di «l’attenzione è limitata»: non otto secondi, ma un calo misurabile in un compito monotono protratto.

Attenzione e QI non sono la stessa misura

L’attenzione entra nella valutazione, ma non come «durata dell’attenzione». Le prove di ragionamento sono a tempo e faticose: chi è esausto, ansioso o interrotto di continuo otterrà un punteggio sotto il proprio livello — il che parla delle condizioni, non della persona. A cosa punta il test è spiegato in come funzionano i test del QI.

Concentrarsi meglio è un obiettivo sensato. Altra cosa è se allenare una singola abilità mentale alzi un punteggio generale — la questione del transfer, ed è proprio il transfer a fallire quasi sempre. Vedi si può aumentare il QI.

Quando è una questione medica

La difficoltà a concentrarsi è tra i disturbi più comuni in assoluto, e nella stragrande maggioranza dei casi ha cause ordinarie: dormire poco, stress, malattia, un compito noioso, un dispositivo a portata di mano. Nulla di tutto ciò è un disturbo clinico.

Le difficoltà attentive possono però far parte di un quadro clinico — di solito si pensa all’ADHD. È una diagnosi formulata da un professionista qualificato secondo criteri definiti: da quanto durano le difficoltà, se compaiono in più contesti, quanto compromettono il funzionamento quotidiano. Non può farlo un articolo, non può farlo un quiz online e nemmeno un test di ragionamento. Se la concentrazione è cambiata in modo marcato, o crea problemi reali al lavoro, a scuola o a casa, se ne parla con un medico.

Ambito di questa pagina

Questa pagina è informativa. Riassume ricerche pubblicate sull’attenzione, non costituisce parere medico o psicologico e non contiene alcuna diagnosi né base per formularne una.

Il nostro test del QI misura la prestazione di ragionamento. Non misura l’attenzione, non è un test attentivo e non può indicare se qualcuno abbia un disturbo dell’attenzione.

IQ Revealed non è affiliato, approvato né collegato al King’s College London, al Policy Institute, al Centre for Attention Studies, a Savanta ComRes, all’Università della California a Irvine, all’Università Ben-Gurion del Negev, all’Association for Computing Machinery, all’American Chemical Society, a Taylor & Francis, a Elsevier, a Springer, né ad alcuna delle università, riviste, società di sondaggi o ricercatori citati in questa pagina. Sono nominati affinché ogni affermazione sia riconducibile al lavoro da cui proviene.

Domande frequenti sull’attention span

Quanto dura in media l’attenzione?

Non esiste un numero unico serio, e proprio le cifre più perentorie sono le meno affidabili. L’attenzione non è una capacità sola con una durata sola: quanto si resta su qualcosa dipende dal compito, dalla posta in gioco, da quante interruzioni sono possibili e dalla persona. Ciò che i ricercatori pubblicano sono misure circoscritte, per esempio quanto si resta su uno schermo prima di cambiare.

L’attenzione umana è davvero di otto secondi, meno di un pesce rosso?

No, e nessuno riesce a produrre lo studio. L’affermazione si è diffusa attraverso i media popolari e materiali di marketing anziché attraverso la ricerca; i ricercatori del Centre for Attention Studies del King’s College London la definiscono solidamente smentita. Eppure resiste: nella loro indagine su 2.093 adulti britannici (settembre 2021) il 50 % la riteneva vera e solo il 25 % la riconosceva come falsa.

E i 47 secondi allora?

Quel dato è reale ma misura una cosa molto precisa: quanto si resta su uno schermo prima di passare a un altro. Viene dalla ricerca osservativa di lungo periodo di Gloria Mark sull’uso del computer — circa due minuti e mezzo in media nel 2004 e circa 47 secondi negli ultimi anni. È un dato sul comportamento davanti ai dispositivi e sulle interruzioni, non una misura della capacità di concentrazione del cervello.

Un’attenzione breve significa ADHD?

No. La difficoltà a concentrarsi è estremamente comune e quasi sempre ha cause ordinarie: dormire poco, stress, un compito noioso, un telefono a portata di mano. L’ADHD è una diagnosi clinica formulata da un professionista qualificato secondo criteri definiti: da quanto durano le difficoltà, se compaiono in più di un contesto e quanto interferiscono con la vita quotidiana. Nessun articolo e nessun test online può farlo.

L’attenzione influisce sul punteggio di QI?

L’attenzione influisce sulla prestazione al test, perché una prova a tempo richiede di restare sul compito: chi è esausto o viene interrotto di continuo otterrà un punteggio inferiore al proprio livello abituale. Ma non è la durata dell’attenzione a essere misurata. Un test del QI punta al ragionamento, e un punteggio ne è una stima nelle condizioni in cui è stato svolto.

Misurare invece di stimare

Il nostro test del QI è gratuito e dura circa 25 minuti. Il rapporto completo — punteggio, percentile e risultato per area di ragionamento — fa parte dell’abbonamento.

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