L’intelligenza è genetica o ereditaria? Che cosa dice la ricerca

In parte — e la risposta dipende da una parola che quasi tutte le pagine usano male. Gli studi su gemelli e famiglie stimano l'ereditabilità dell'intelligenza intorno al 20% nella prima infanzia e fino all'80% in tarda età. Ma l'ereditabilità misura da dove nascono le differenze fra le persone: non è la quota delle tue capacità che viene dai genitori, e non è un tetto.

Che cosa misura davvero l’ereditabilità

È la quota della variazione di un carattere, in una popolazione precisa e in un momento preciso, che segue le differenze genetiche fra gli individui che la compongono. Ne discendono tre cose:

  • È una proprietà delle popolazioni, non delle persone. Un'ereditabilità del 60% non significa che il 60% della tua intelligenza sia genetico e il 40% educazione. Riferita a un individuo, quella frase non vuol dire nulla.
  • Cambia senza che cambi alcun gene. Se la scuola diventa ugualmente accessibile a tutti, le differenze ambientali si riducono e la quota genetica di ciò che resta sale.
  • Molto ereditabile non vuol dire immutabile. La miopia è fortemente ereditabile e gli occhiali funzionano lo stesso.

Il numero cresce con l’età

L'intuizione dice che un bambino parte vicino al proprio corredo e se ne allontana man mano che la vita agisce su di lui. I dati dicono il contrario. Plomin e Deary mettono questo punto per primo fra i loro cinque risultati particolari: l'ereditabilità passa da circa il 20% nella prima infanzia a forse l'80% in tarda età. Haworth e colleghi hanno trovato che la salita, dall'infanzia alla giovane età adulta, è pressoché lineare.

Briley e Tucker-Drob si sono chiesti perché, con una meta-analisi longitudinale su 11.500 coppie di gemelli e fratelli. Nella prima infanzia compaiono di continuo nuove influenze genetiche; dopo gli otto anni circa questo si ferma in larga parte e le differenze già presenti vengono amplificate. La lettura consueta: man mano che una persona acquista controllo sulla propria vita, sceglie e costruisce ambienti coerenti con ciò che già è.

La povertà cambia la risposta

Turkheimer e colleghi hanno analizzato punteggi Wechsler di gemelli di sette anni in un campione in cui molti bambini crescevano intorno o sotto la soglia di povertà. Il risultato: nelle famiglie povere il 60% della variazione del QI era spiegato dall'ambiente condiviso e il contributo dei geni era prossimo allo zero; nelle famiglie agiate il risultato era quasi esattamente rovesciato. Dove i bambini hanno ciò che serve, le differenze residue sono in larga misura genetiche. Dove non lo hanno, domina la privazione e il corredo non trova modo di manifestarsi.

Dati italiani: il Registro Nazionale Gemelli

Le cifre qui sopra vengono in gran parte da coorti straniere. L'Italia ha però una fonte propria: il Registro Nazionale Gemelli, nato dal progetto descritto su Twin Research nel 2002, costruito a partire dai codici identificativi della popolazione. Non è una nota a piè di pagina nazionale: le stime di ereditabilità dipendono da quanta disuguaglianza ambientale esista nella società misurata, e una coorte italiana misura la società italiana.

Non esiste un «gene dell’intelligenza»

L'intelligenza è poligenica: migliaia di varianti, ciascuna di effetto minimo. Plomin e von Stumm riassumono con precisione lo stato della ricerca — gli studi di associazione sull'intero genoma hanno individuato differenze di sequenza che spiegano il 20% del 50% circa di ereditabilità dell'intelligenza. È un avanzamento reale ed è anche un utile richiamo alla realtà: la migliore previsione genetica disponibile spiega una frazione di una frazione.

Che cosa alza davvero i punteggi

L'istruzione. Ritchie e Tucker-Drob hanno riunito 142 dimensioni dell'effetto da 42 insiemi di dati e oltre 600.000 partecipanti, con tre disegni quasi sperimentali distinti. Tutti e tre convergono su circa 1-5 punti di QI per ogni anno aggiuntivo di istruzione, con effetti duraturi.

L'effetto Flynn. I punteggi medi sono saliti per generazioni. Trahan e colleghi hanno meta-analizzato 285 studi dal 1951 e quantificano l'aumento in 2,31 punti standard per decennio, e 2,93 sui test moderni Stanford-Binet e Wechsler. Nessun patrimonio genetico si muove a quella velocità; gli ambienti sì. Ne parliamo nella pagina sul QI medio.

Che cosa significa per un punteggio

Un punteggio misura come qualcuno se la cava oggi su un campione preciso di compiti di ragionamento. Non è la lettura di un potenziale ereditato, e nessun test sa separare ciò con cui una persona è arrivata da ciò che ha imparato. Come funziona la misura è spiegato in come funzionano i test del QI; che cosa un solo numero lascia fuori, in tipi di intelligenza.

IQ Revealed non offre test genetici e non analizza il DNA. La nostra valutazione stima la capacità di ragionamento dalle risposte date nel giorno in cui la si svolge. Nulla in questa pagina è un servizio medico, diagnostico o genetico, e nessun test può dirti che cosa hai ereditato. Stanford-Binet e Wechsler appartengono ai rispettivi editori, Riverside Insights e Pearson; sono citati solo come riferimento e IQ Revealed non è affiliata a nessuna delle due società.

Domande frequenti sull’ereditarietà dell’intelligenza

L’intelligenza è genetica o ereditaria?

In parte, e il numero che si cita di solito viene letto male quasi sempre. Gli studi su gemelli e famiglie stimano l’ereditabilità dell’intelligenza intorno al 20% nella prima infanzia e fino all’80% in tarda età (Plomin e Deary, Molecular Psychiatry, 2015). L’ereditabilità però descrive da dove nascono le DIFFERENZE fra le persone di una popolazione, non quale parte delle tue capacità venga dai tuoi genitori.

L’80% dell’intelligenza è genetico?

No: è l’estremo alto di un intervallo e riguarda gli adulti anziani. Nella prima infanzia le stime sono intorno al 20%, nell’infanzia al 40-50%. Applicare il dato degli adulti a un bambino è l’errore più diffuso su questo tema. Nelle famiglie povere, inoltre, il contributo dei geni scende quasi a zero.

L’intelligenza si eredita dalla madre?

No, da entrambi i genitori. L’idea si regge sulla tesi che i geni rilevanti stiano sul cromosoma X. Gli studi sull’intero genoma non la sostengono: le varianti associate alle capacità cognitive sono distribuite su tutto il genoma e sono migliaia, ciascuna con un effetto minimo (Plomin e von Stumm, Nature Reviews Genetics, 2018). Nessun singolo «gene dell’intelligenza» è stato identificato, né per via materna né paterna.

Due genitori nella media possono avere un figlio plusdotato?

Sì, e accade spesso. Ogni genitore trasmette una metà casuale delle proprie varianti, poi intervengono ambiente e caso: i punteggi dei figli si collocano più vicino alla media della popolazione di quanto lo fossero quelli dei genitori. Francis Galton descrisse il fenomeno nel 1886; la statistica lo chiama regressione verso la media e funziona in entrambe le direzioni.

Un’ereditabilità alta significa che non si può cambiare nulla?

No, ed è il punto più importante. L’ereditabilità dice da dove vengono le differenze di oggi, non che cosa sarebbe possibile. Una meta-analisi di 142 dimensioni dell’effetto tratte da 42 insiemi di dati e oltre 600.000 partecipanti ha trovato che ogni anno aggiuntivo di istruzione alza i punteggi di circa 1-5 punti, con effetti che durano tutta la vita (Ritchie e Tucker-Drob, Psychological Science, 2018).

L’ereditabilità spiega le differenze fra gruppi?

No. Si calcola all’interno di una popolazione e non dice nulla sul perché due popolazioni differiscano in media. Un carattere può essere molto ereditabile dentro ciascuno dei due gruppi mentre il divario fra loro dipende interamente da condizioni di vita diverse. È un limite di ciò che il dato misura, non una posizione.

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